martedì 22 luglio 2008

Da Micromega

16° anniversario della strage di via d'Amelio

Salvatore Borsellino: “La strage del ‘92 è stata strage di Stato”

Pubblichiamo il video dell'intervento del fratello di Paolo Borsellino alla conferenza "La Nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino", organizzata da Antimafia2000 a Palermo il 19 luglio 2008 (qui il video integrale).



La Nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

da www.antimafiaduemila.com, 19 luglio 2008

“Se domani si presenteranno alla commemorazione della strage di via D'Amelio i politici che dico io non gliela farò passare liscia”. Il grido di Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato dalla mafia nel 1992, e più forte dello scrosciare di applausi delle circa cinquecento persone presenti ieri sera a Palazzo Steri, a Palermo, in occasione del convegno “La nascita della seconda repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino”, organizzato dalla redazione del giornale ANTIMAFIADuemila diretto da Giorgio Bongiovanni e moderato dalla caporedattrice Anna Petrozzi alla presenza dei giudici Luigi De Magistris, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato e del senatore Giuseppe Lumia.
Un debutto dai contenuti esplosivi quello di Borsellino, che per la prima volta parla a Palermo dopo la decisione assunta il 17 luglio dello scorso anno di uscire dal lungo silenzio che aveva caratterizzato gli ultimi anni della sua vita. E che parte da una riflessione ad alta voce: il ricordo dei momenti vissuti con il fratello Paolo, la speranza in una Italia diversa seguita alla sua morte, la delusione per la vittoria, ancora una volta, del puzzo del compromesso sul fresco profumo di libertà.
“Dopo l'assassinio di Paolo – sono le sue parole – ero arrivato a pensare che se il suo sacrificio era servito a risvegliare il Paese allora dovevo ringraziare Dio per quella morte. Ma poi mi sono dovuto ricredere. E se una volta si uccideva con le bombe oggi lo si fa tappando la bocca ai magistrati e delegittimandoli di fronte all'opinione pubblica”. Il riferimento è al dott. Luigi De Magistris, di recente condannato dalla Cassazione, su richiesta del Csm, alla pena della censura e del trasferimento di ufficio e funzioni. Una condanna resa definitiva nonostante la recente richiesta di archiviazione depositata dai giudici di Salerno Apicella e Nuzzi, nello scorso mese di giugno, che con dati alla mano (il documento è di quasi mille pagine) avevano fornito una versione dei fatti completamente diversa rispetto a quella presentata dal Consiglio Superiore della Magistratura. Una casta, lo sottolinea con forza lo stesso Salvatore Borsellino, che non ha nemmeno bisogno di essere riformata, “così come vorrebbe il nostro capo di governo. Sta già procurando danni così. E basti vedere, è solo l'ultimo esempio, la nomina a procuratore capo di Marsala del dott. Di Pisa, un grave
atto di inopportunità. O le parole di Vito D'Ambrosio, che ha accusato De Magistris di sentire il proprio lavoro come una missione e non come una professione: un'offesa al sacrificio di mio fratello che lo viveva nello stesso modo”.
Ed è dura la critica alla stessa magistratura mossa dal dott. De Magistris, che riprendendo le parole del direttore Bongiovanni sull'esistenza di mandanti esterni alle stragi di Falcone e Borsellino si domanda: “Ma è corretto definirli 'esterni' o sarebbe più opportuno chiamarli 'interni alle istituzioni'?”. “Oggi – continua - ci troviamo di fronte a due magistrature: una sana che potrà fare giustizia e portare luce anche sulle morti di Falcone e Borsellino, e una malata che va combattuta. Perché ha contribuito in modo determinante al perdurare di un vero e proprio sistema di potere. Tanto che senza il contributo di questa parte di magistratura la mafia sarebbe già stata debellata”.
Un'evidente metastasi interna alle istituzioni, la definisce De Magistris, sintetizzando un concetto che fa da filo conduttore agli interventi di tutti i relatori.
Oltre che del giudice istruttore di Santa Fè, Argentina, Juan Alberto Rambaldo, che in un breve saluto evidenzia la necessità di guardare alla mafia come a un potere che contribuisce a esercitare il controllo sull'economia mondiale e che per questo è necessario combattere sul piano internazionale.
Ma che si esprime con forza soprattutto nelle parole di Salvatore Borsellino. Il quale apre la sua relazione ringraziando il lungo applauso della platea a favore del direttore di Telejato Pino Maniaci – che ha di recente subito pesanti intimidazioni per il suo lavoro di testimonianza contro la mafia - chiamato sul palco dalla sorella Rita Borsellino, presente in sala – insieme ai procuratori capo di Palermo Francesco Messineo e di Torino Giancarlo Caselli, oltre ad altri magistrati - e intervenuta per un saluto. “Bisogna alzarsi in piedi, come abbiamo fatto questa sera, anche per i vivi e non solo per i morti” sottolinea Borsellino, che esprime tutta la sua indignazione per le commemorazioni, solo “passerelle politiche, organizzate ogni anno dagli stessi assassini di Paolo”. Un'indignazione rivolta anche a quanti definiscono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino degli eroi. “Mi fa schifo – dice – sentire la parola eroe quando questa è stata usata per glorificare un mafioso”. Richiama quindi le dichiarazioni di Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi alla vigilia delle scorse elezioni elettorali prima di condannare uno stato che non solo ha acconsentito, ma che ha collaborato attivamente alle stragi di Capaci e via D'Amelio. “Paolo – continua – è stato ucciso perché si è messo di traverso a quella ignobile e scellerata trattativa tra mafia e Stato, che oggi viene attuata, giorno per giorno. Le richieste contenute nel 'papello' consegnato da Riina, il capo della mafia, alle istituzioni sono state esaudite, così come è stato attuato alla lettera il piano di rinascita della P2. Ed è per questa ragione che Mancino, ex ministro degli Interni, dice di non ricordare l'incontro che tenne non Paolo. Se ammettesse quell'incontro dovrebbe confessare proprio quella trattativa”.
L'esempio più evidente e più attuale è quello della revoca del 41bis ad Antonino Madonia, già richiesta anche dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo e che rappresenta appunto una delle principali richieste del papello di Riina.
A dare forza alle parole di Borsellino, l'intervento del giudice di Palermo Roberto Scarpinato, che parla di sfascio morale e culturale delle istituzioni e di una politica perdente perché combatte solo la mafia militare, che “in realtà è un sottoprodotto e una componente del sistema di potere che si basa sulle ingiustizie, sulla sopraffazione, sulla rapina delle risorse pubbliche e che si ripropone uguale a se stesso, nel nostro Paese, dal 1500 ad oggi”. Il “metodo mafioso”, come lo definisce Scarpinato, autore, insieme al giornalista Saverio Lodato del libro “Il Ritorto del Principe”, “non è infatti stato inventato dai vari Riina, Provenzano, Matteo Messina Denaro che nel tempo sono destinati a passare, ma da questo stesso sistema di potere”. Per combatterlo, interviene il senatore Lumia, “occorrerebbe fare una vera e moderna antimafia, partendo dall'assunto che la mafia non è un male derivato, ma un male in sé. Lo aveva compreso Libero Grassi, lo stanno comprendendo oggi i ragazzi di “Addio Pizzo” insieme alla Confindustria”. Per vincere questa battaglia, ha proseguito, è necessario “non scindere le due dimensioni della legalità e dello sviluppo, e quella della mafia militare da quella politica, sociale, culturale e finanziaria”. L'esempio è ancora la strage di via d'Amelio, “spostata a definire i rapporti di forza all'interno della nascita della II Repubblica”.
Più speranzose la parole del Dott. Antonio Ingroia, che pur ammettendo la gravità dell'attuale stato della politica italiana riconosce anche l'esistenza di un cambiamento in atto. “Lo stato ha finalmente iniziato a processare se stesso, perché alcuni rappresentanti delle istituzioni sono finiti sul banco degli imputati, altri sono stati condannati in primo grado, altri persino in via definitiva e consegnati alle patrie galere. E' questo il fatto nuovo degli ultimi vent'anni della magistratura, che un tempo era area di impunità e applicava leggi in modo ineguale”.
E l'aria nuova si respira anche nella società civile, da quella “parte dello stato e dell'Italia che in nome di quella sete di verità e giustizia è disposta ad applicare quel principio di uguaglianza di fronte alla legge, senza eccezioni. Piazza Navona è dimostrazione che l'Italia ci crede e che ha bisogno di voce e rappresentanza”.
E la dimostrazione, conclude, è anche nelle parole di Giuseppe Di Fini, un giovane di 13 anni, presidente dell'associazione “Antimafia giovanile” intervenuto nel corso del convegno per portare la sua testimonianza e il suo messaggio di speranza “di poter finalmente vivere in una città dove si possa davvero respirare il profumo di libertà che Paolo Borsellino desiderava per la sua Sicilia”.

(21 luglio 2008)

lunedì 21 luglio 2008

Lettera di Martina a Paolo Borsellino

domenica 20 luglio 2008

Il futuro è dei giovani

Questa è una foto che ho scattato sabato pomeriggio in via D'Amelio.
Questa donna è per me un motivo per continaure ad andare avanti nella mia lotta, lei, che avrebbe avuto tutti i motivi di questo mondo per arrendersi le hanno ucciso il fratello in una maniera orribbile, ha continuato a lottare perchè non posso farlo io?
Mi piacerbbe parlarle, dirle grazie per non essersi arresa, per aver continuato a mantenere alto il nome di suo fratello in un'Italia che ha piano piano dimenticato ma ogni volta c'è sempre qualcosa che mi blocca, forse sarà colpa della mia timidezza o forse timore non lo so ma veramente per me lei è un esempio ncontinuo.
Sabato c'era poca gente in via D'Amelio, la gente ha preferito il mare al ricordo, ad essere sincera in un primo momento ci sono rimasta male ma poi, pensandoci, forse meglio così, meglio poche persone ma sincere che migliaia di persone che sono lì tanto per come i politici che hanno partecipato la mattina alle commemorazioni.
Tra le tante cose mervigliose che la Borsellino ha detto mi è piaciuto molto quando ha ribbadito che il futuro è dei giovani e per me questa è stata una conferma, una conferma che quello che sto facendo è giusto, che questo blog deve continuare ad esistere perchè ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare tanto.


giovedì 17 luglio 2008

Santa Rosalia facci la grazia

Rieccomi

In questo mese e più di mia assenza da questo blog mi sono chiesta se ne valeva la pena di continuare a scrivere su questo blog, se ne valeva la pena di continuare a fare bile dietro tutte le malefatte di questo o di quell'altro politico, in poche parole c'è stato un momento della mia vita in cui mi ero arresa, in cui avevo smesso di lottare ma per fortuna c'è qualcuno che da lassù mi guarda e mi ha fatto capitare per le mani un articolo di Giovanni Falcone dal titolo "Io, Falcone, vi spiego cos'è la mafia" ho iniziato a rileggerlo e devo dire che è come se mi fossi risvegliata da un sonno pesante e ho capito che ogni cosa, se pur piccola come questo blog, serve a ricordare e a svuovere le cose.
Così eccomi qui e ricomincio con
un altro anniversario che si avvicina, sabato saranno 16 anni esatti dalla morte di Paolo Borsellino.

Palermo: le commemorazioni a 16 anni dalla morte di Paolo Borsellino. Ecco tutti gli appuntamenti

Veglia, momenti di animazione con i bambini delle scuole di Palermo, messa di commemorazione alla caserma "Lungaro", rappresentazioni teatrali in via D'Amelio con "Teatri delle vergogne" e momenti di dibattito nella biblioteca comunale di Palermo. Questi gli appuntamenti organizzati dall'Arci Sicilia con la manifestazione "E tu oggi dove sei?" prevista per sabato prossimo quando si commemorerà il sedicesimo anniversario della strage di via D'Amelio in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della scorta, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Cosina.

Le manifestazioni iniziano venerdì alle 19 con l'inaugurazione in via D'Amelio, del "Villaggio delle associazioni"; alle 24 c'é la veglia organizzata dall'Agesci, a cui parteciperanno, tra gli altri, Rita Borsellino, sorella del magistrato, Renato Scarpa e i Ditirammu che si alterneranno per parlare di legalità e impegno civile. Alle 10 di sabato i bambini delle scuole di Palermo si daranno appuntamento in via D'Amelio dove giocheranno e canteranno diretti dagli animatori dell'Agesci. Nel pomeriggio Emma Dante e Mimmo Cuticchio metteranno in scena "Teatri delle vergogne" e alle 21 alla biblioteca di Casa Professa c'e l'incontro su "La coerenza dell'impegno per una Sicilia libera" a cui parteciperà il magistrato Ilda Bocassini. "Il 2008 è l'anno della vergogna - dice Rita Borsellino -, si vanno profilando segnali inquietanti per il futuro. Mentre c'é, infatti, chi si adopera per mantenere vivo il ricordo di Paolo e di chi come lui ha lottato contro la mafia, i Lo Piccolo chiedono la revoca del 41 bis. Inammissibile. Questo ci fa guardare con apprensione al futuro".

Alle undici del 19 luglio si terra' un incontro nell'aula magna del Palazzo di giustizia a cui parteciperanno il Presidente della Corte d'Appello Armando D'Agato, il Presidente dell'Anm, Guido Lo Forte, Il Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, Enrico Sanseverino, il vicepresidente dell'Anm nazionale Gioacchino Natoli e il pm Antonino Di Matteo.

Fonte: Ansa

Io l'articolo l'ho preso da qui http://www.siciliainformazioni.com/

mercoledì 18 giugno 2008

Arrestateci tutti. Disobbedire per informare

Ultimamente scrivo poco in questo blog e non perchè non ci sia nulla da dire, anzi, ci sarebbero una miriade di cose da dire ma ultimamente di tempo per scrivere ne ho veramente poco.
Inserisco qui l'iniziativa di Marco Travaglio contro il decreto legge sulle intercettazioni penso sia importante far girare questo articolo insieme al sito di Travaglio


Arrestateci tutti. Disobbedire per informare

Annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.

Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie“riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me
e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

Marco Travaglio (Vignetta di theHand)

Per Maggiori info http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/

venerdì 6 giugno 2008

TERZA PEDALATA DELLA PACE

Sono stati Enrico Gualdi e Sando Damura, la Strana Coppia di Radio Bruno (emittente leader in Emilia-Romagna e partner di Rock No War) a dare il via questa mattina alle 7.25 alla Terza Edizione della Pedalata della Pace. Una sessantina i corridori-amatori che sotto un tempo che minacciava, e non solo minacciava, pioggia hanno preso il via per la prima tappa di 145 km con partenza e arrivo a Saint Vincent dopo aver toccato molti comuni e il capoluogo Aosta. Domani sabato 7 giugno partenza da Saint Vincent e arrivo a Saronno dopo 212 km e aver toccato: Ivrea, Novara e Varese dove i ciclisti percorreranno anche il circuito che ospiterà il prossimo campionato del mondo . Domenica 8 giugno terza tappa con partenza da Saronno e arrivo a Formigine (MO) dopo 204 km. In questo caso i ciclisti faranno tappa in Piazza Duomo a Milano e poi per il ristoro a Parma dove saranno ospiti dell'assessore allo Sport Vittorio Adorni e della Barilla, ma la pedalata toccherà anche Reggio Emilia dove esiste il museo della bicicletta della famiglia Cimurri. A questa iniziativa prenderanno parte anche testimonial-vip come ad esempio il Campione Olimpico e Campione del Mondo di sci di fondo MARCO ALBARELLO. La manifestazione sportiva promossa da Rock No War gode del patrocinio e del contributo concreto dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, dell'Assessorato allo Sport della Provincia di Modena e del Comune di Milano che ha concesso l'utilizzo di Piazza Duomo. Ad ogni arrivo di tappa sono previsti momenti d'incontro e di festa per raccontare il senso della manifestazione che è quello di portare un messaggio di pace attraverso uno sport, il ciclismo, popolare e amato da tutti. Da questa sera foto e notizie aggiornate sul sito www.ciclonews.it

giovedì 22 maggio 2008

La Catena di San Libero - 21 maggio 2008 n. 364


Nel giorno di Falcone

I siciliani antimafiosi, nel giorno di Falcone, fanno manifestazioni e ricordi, dispiaciuti perché Falcone non c'è più. Sono circa un quarto della popolazione. I siciliani mafiosi, che sono più o meno altrettanti, festeggiano fra di loro e ne hanno buoni motivi: è stato cancellato il principale apporto giuridico di Falcone (l'unitarietà di Cosa Nostra, con tutto ciò che ne consegue), è stato riportato in Cassazione il giudice che dava a Falcone del credino (il giudice Carnevale), è stato trionfalmente eletto un governo che considera eroe, invece di Falcone, un “uomo di panza” che ha eroicamente rispettato l'omertà, il grande Mangano.

E i siciliani mezzi-mezzi, la maggioranza, quelli che non hanno il cinismo di appoggiare la mafia ma neanche il coraggio di combatterla? Per loro, il problema principale è l'ignoranza. “Mi faccio i fatti miei”. Non hanno la minima idea di quanto il sistema mafioso gli ruba individualmente ogni giorno, in termini di denaro. Non sospettano che potrebbero essere, se non ricchi, almeno benestanti, in una regione ricca come questa, se non ci fosse la mafia. Sono onestamente convinti che mafia e antimafia siano questioni ideali (e dunque, per la cultura paesana, irrilevanti) e non materiali. “Mi faccio i fatti miei”.

L'informazione mafiosa, che un tempo serviva a dire “la mafia non esiste”, adesso serve a dire che la mafia esiste sì ma è una cosa che riguarda solo mafiosi e giudici e non la gente normale. Una cosa da diavoli o da eroi, insomma. Buona per i dibattiti e le fiction, ma non per la vita normale.
Perciò il lavoro principale che c'è da fare oggi in Sicilia è principalmente d'informazione. Non solo sulle notizie delle singole malefatte (il che è già tanto, perché qui i malfattori comandano ai giornali), ma soprattutto sul quadro generale, sull' “atmosfera”, sui problemi concreti che vivere in un paese mafioso comporta anche per chi non pensa a ribellarsi.

Non lo si può fare alla meno peggio (raccontare una società è un lavoro abbastanza complesso) e non lo si può fare a suon di slogan (non c'è un prodotto da vendere ma una mentalità da trasformare). Però, quando si riesce a farlo come Dio comanda, funziona. E' stato così che a Palermo per alcuni anni ha avuto assai peso l'antimafia e a Catania si è riusciti a scacciare i cavalieri.

Questo lavoro, i grossi giornali non lo faranno mai: non puoi fare un grosso giornale senza avere grosse imprese alle spalle; e nessuna grossa impresa, ormai,può sopravvivere senza far patti col diavolo (il caso Repubblica a Catania insegna). I giornali piccoli (come noi) possono tentare di farlo sì, ma, salvo eccezioni, possono concludere poco (e le eccezioni si pagano con vite umane).
E allora chi? I giornali piccoli, magari piccolissimi (tipo quello che puoi fare anche tu, nella tua scuola o nel tuo paese) però in rete: scambiandosi le notizie, organizzandosi insieme, e usando per tutto questo l'internet, cioè la rete più rete di tutte. Questo richiede tempo, richiede pazienza a non finire (tenere insieme dei siciliani, con rete o senza, è un'impresa da Giobbe,e ne sappiamo qualcosa), però, tutto sommato, può funzionare.

In una rete di questo tipo bisogna lavorare molto: certo, è più divertente che sotto padrone (non è mai divertente lavorare per qualcun altro) ma il problema è che l'obbiettivo è molto alto: non si tratta di fare una cosa simpatica per sentirsi appagati, ma di far concorrenza ai giornali dei padroni, con l'obiettivo finale di spazzarli via dal mercato e dare un'informazione libera alla maggior parte della gente. Non un'operazione di nicchia (o di ghetto), insomma, ma il tentativo consapevole di costruire un'egemonia.

Fra vent'anni, Peppino Impastato dovrà pesare molto di più di Berlusconi, come comunicazione di massa. “Si, vabbe'...” dici tu. Eppure, trent'anni fa,in Italia le radio di base sono arrivate molto prima di Mediaset; e non erano poche: duecentocinquanta, in tutta Italia, con una copertura globale non indifferente.

E allora com'è che ha vinto Berlusconi? Per tre motivi precisi:
1) erano ognuna per conto suo, e Radio Firenze - ad esempio - non sapeva cosa faceva Radio Aut a Cinisi;
2) non parlavano in italiano (cioè la lingua che usano gli italiani) ma in politichese, perché i loro leader così si sentivano più importanti;
3) non capivano che stavano usando delle radio libere - cioè una cultura e una tecnica completamente nuove - e non dei ciclostili o dei bollettini di partito.
Così Peppino è rimasto solo.

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Adesso la situazione è sostanzialmente la stessa. Tanti gruppi diversi (moltissimi che stanno internet) ma ognuno per conto suo. Tanti linguaggi “ideologici” (cioè del ceto medio acculturato) e pochissimo intervento nei quartieri. Tanti siti, blog, giornaletti e giornali, ma tutti rassegnati alla solitudine, ad essere voci locali e non anelli di rete.

Bene, tutto ciò non vuol dire niente, non c'è nulla d'irreparabile. Dipende tutto da noi, esclusivamente da noi. Certo, a volte verrebbe voglia di sbattersi la testa al muro. Casablanca chiusa per mandanza di poche migliaia di euri, Graziella Proto lasciata sola - dalla sinistra illustre, ma anche da un po' di società civile isolana - a combattere la sua guerra, come se fosse stata una guerra sua personale. E anche ora, qui a Catania, almeno due (forse tre, non si sa ancora) liste distinte della società civile locale, ognuna per sé e Dio per tutti. Credo che pure Giobbe bestemmierebbe.

Però, tutto sommato, avrebbe torto. In fondo, si tratta solo di problemi di crescita. C'è molta più unità che negli altri anni (le legnate quantomeno servono a questo); “Facciamo un giornale-rete tutti insieme” ormai suscita solo dei “Sì però” perplessi e non dei “No!” secchi e brutali come qualche anno prima. Ci sono degli ottimi gruppi di quartiere, e l'ultima generazione di ragazzi - se non la rovinano i vecchi - sta crescendo bene. Persino qui alle elezioni, che sono la cosa più avida e avara che ci sia, è mancato solo un pelo a fare la lista unica di base, e non è detto che la prossima volta non ci si riesca.

Ascanio Celestini sul razzismo

Per non dimenticare

23 MAGGIO 1992 - 23 MAGGIO 2008
PER NON DIMENTICARE




Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa ma, come sempre, non riesco a trovare le parole così preferisco fare parlare questo video che è molto meglio di tante parole.