lunedì 28 aprile 2008

V Per Vendetta - Discorso di V



Buona sera, Londra. Prima di tutto vi chiedo di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.
Alcuni vorranno toglierci la sicura, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.
Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio.
Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre.
Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.

[Questo qui sopra è un pezzo tratto dal film V per Vendetta, film a cui si è ispirato Beppe Grillo per il suo v-day. Ma al di la di questo se ascoltate bene questo monolo vi potreste accorgere di come quello descritto qui e in tutto il film, che vi consiglio di vedere, non è poi così lontano dal mondo di oggi soprattutto a certe "democrazie" che sono tali solo di nome e non di fatto e mi riferisco soprattutto all'America]

venerdì 25 aprile 2008

Il Vescovo eletto

Articolo di Raniero La Valle per la rubrica RESISTENZA E PACE su Rocca n. 10 (rocca@cittadella.org )

Non che sia una consolazione, ma mentre da noi festeggiano i leghisti, in Paraguay festeggiano i lughisti; mentre in Italia per la prima volta dal 1946 la sinistra esce dal Parlamento, in Paraguay per la prima volta dal 1947 vi entra, e mentre da noi sprofonda nell'anonimato e non si fa più vedere alle urne la tradizione del cattolicesimo democratico, in Paraguay a vincere le elezioni e a diventare Presidente della Repubblica è un vescovo, mons. Lugo, che più visibilmente e arditamente cattolico non potrebbe essere, e la cui cultura democratica non potrebbe essere più genuina perché è la cultura della liberazione.

Non che tutto ciò sia un risarcimento per noi, o che si possa fare un qualsiasi paragone tra l'Italia e il Paraguay, ma la singolare contemporaneità tra i due eventi suggerisce che anche in Italia tutto non finisce qui, che nessun potere è per sempre, che la storia è sempre ricca di sorprese e che spesso le decisioni di ieri si trasformano in un rompicapo per oggi.

Un rompicapo è per esempio, come notano tutti i giornali, quello che ha ora da risolvere la curia romana. Il fatto è che quando il vescovo Lugo, sulla spinta delle speranze popolari, decise di presentarsi come candidato alla presidenza, conosceva le incompatibilità stabilite dal diritto canonico, e perciò chiese la riduzione allo stato laicale; ma Roma gliela rifiutò, dicendo che un vescovo è per sempre. Tuttavia qui il problema non era che mons. Lugo volesse mettersi fuori della successione apostolica, ma che voleva passare dall'esercizio di funzioni ecclesiastiche all'esercizio di funzioni civili, come era avvenuto in altri celebri casi, bastando per l'Italia ricordare il nome di don Sturzo, mai uscito dall'ordine sacro. Il vescovo di San Pedro, certo disobbedendo (ma obbedendo, come la Chiesa raccomanda, alla sua coscienza), decise di "correre" lo stesso, ragione per cui fu sospeso a divinis. Il rompicapo consiste adesso nel fatto che, sulla parola stessa dell'autorità romana, Fernando Lugo è tuttora vescovo, nella pienezza del suo carisma, ed è quindi un vescovo che ora guida il Paraguay, con il progetto e l'impegno di riscattare i poveri e gli esclusi, i campesinos senza terra e gli indigeni diseredati: una sua sconfessione, da parte della Santa Sede, metterebbe in conflitto il Vangelo con la promozione umana, e il sacerdozio con l'opzione dei poveri, e inoltre lascerebbe solo e vulnerabile Lugo, dinanzi a quanti sicuramente lo vorranno uccidere, come fecero con l'arcivescovo Romero; a rendere poi più difficile la decisione romana c'è anche il fatto che il Vaticano, se non sempre è in buoni rapporti coi vescovi, sempre cerca di avere buoni rapporti con i capi di Stato e di governo.

Ma oltre a ciò, l'elezione di Lugo pone due questioni di carattere generale. La prima è che, come titolava Le Monde diplomatique nel dicembre scorso, Washington sta perdendo l'America Latina; mentre prima aveva dittatori e generali Presidenti suoi amici dappertutto, adesso si trova di fronte, al vertice di questi Stati, donne, operai, indigeni e perfino un vescovo, e quasi dappertutto governi di sinistra. Vero è che oggi gli Stati Uniti cercano di legare a sé questi Paesi con forme di potere più consensuale, imposte con gli strumenti della globalizzazione liberista: come ha scritto un ricercatore, William J. Robinson, su una rivista newyorchese, "gli strateghi americani sono diventati buoni gramsciani", avendo compreso che il vero potere è nella società civile, ed è attraverso il controllo sociale e politico su di essa che cercano di aggiudicarsi l'America Latina. Ma se, nonostante ciò, la perdono, è solo perché si perde ciò che si possiede o si vuole possedere. Quel continente, al contrario, non vuole essere oggetto di possesso da parte di nessuno; gli Stati Uniti rinunzino al dominio, sia con le armi che col capitale, e non perderanno più niente, e avranno buoni rapporti con tutti.

La seconda questione è quella della laicità. Se il popolo elegge un vescovo, e il vescovo guida il popolo non facendo ricorso alle risorse del sacro, ma a quelle della condizione laica e comune, allora la laicità non può essere più quella che distingue il clero dai fedeli, quasi due opposti "generi di cristiani", ma deve essere una qualità comune a laici, preti e vescovi. Si tratta allora di trovare lo specifico cristiano della laicità, che non può non riguardare tutti, prima di ogni distinzione di stato, di ordini e di ruoli. Questa laicità consiste nel prendersi cura del mondo, come realtà presente e non solo come passaggio alla realtà futura; nell'occuparsi dei corpi, santi e amati da Dio, già qui, prima della resurrezione della carne; e nel prendere su di sé, ciascuno per la sua parte, la responsabilità per la vita, il diritto e la felicità dell'intera famiglia umana sulla terra. Gli altri, a cui la laicità ci accomuna, lo facciano pure con le loro motivazioni, alcune del resto assai pregevoli, che noi stessi condividiamo; noi lo facciamo perché anche Dio ha fatto e fa così.

Raniero La Valle

La Catena di San Libero n. 360

La mafia padana

Va bene, che siamo soli s'è capito. Qua in Africa i pochi antimafiosi restiamo duri. Ne abbiamo viste di peggio, alla fine mica ci hanno ammazzato cento sindacalisti in tre anni come nel '48. E che ci possono fare? Ammazzarci un'altra decina di giudici, disoccuparci qualche altro milione di ragazzi, farci fare qualche altra decina d'anni di fame? Tutto qua? Ah ah, ci fate ridere, mafiosazzi. Ah come ridiamo (tu, Fabio, pancia in dentro e petto in fuori! Ridere! Più ridere ancora! E più diritto! Non diamogli soddisfazione, a quegli stronzi).

L'unica cosa che chiediamo è: nei serial, d'ora in poi, mettiamoci anche qualche personaggio più aggiornato. Basta con quel "Beddamatri, e cche ffù?". Metteteci anche qualche "Ostia, ghe xe?" ogni tanto. "Sparaci, a 'stu curnutu"? Va bene, ma pure "E daghe co la mitrallia, neh". Insomma, il mafioso non è più solo siciliano (o nàpoli, o calabrese), oggigiorno: è anche di Vicenza o di Bergamo, cari amici padani, tanto palermitano quanto brianzolo. Metteteci un po' di faccia, di dialetto locale, di folklore. In fondo l'avete votato anche voi, il Mangano. O no?

FONTE

giovedì 24 aprile 2008

Dal sito http://www.ilgrillodipalermo.it/

A Palermo il V2-Day sarà a piazza Castelnuovo il 25, 26 e 27 aprile dalle ore 10:00 alle 20:00.
Vieni a firmare per i referendum per un’informazione libera!
Vieni a lanciare il tuo “Vaffa” nell’angolo del VaffaCittadino, sarai on line sul nostro sito www.ilgrillodipalermo.it!
Segui la diretta da piazza Castelnuovo sul nostro canale web.

Inoltre, il 25 aprile, dalle ore 16:00, segui in piazza con noi la diretta da Torino con Beppe Grillo!

Ti aspettiamo, con tanta informazione e tante sorprese!

Ascolta il nostro spot (diffuso da radio Reporter e Dabliu radio).

Altri banchetti firme in provincia:

  • Carini: piazza Duomo, dalle ore 9:00 alle 13:00
  • Cerda: via L. Principale (pressi Chiesa Madre), dalle ore 10:00 alle 23:00
  • Castelbuono: piazza Margherita, dalle ore 16:00 alle 24:00
  • Mondello: piazza Valdesi, dalle ore 9:00 alle 14:00

“L’Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta promuovendo il referendum del 25 aprile per una “Libera informazione in un libero Stato”. Sarebbe la loro fine.

A tutti coloro che vogliono una informazione libera in Italia, potete firmare il 25 aprile per tre referendum:

1- abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini
2- cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica
3- eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio Partiti-Mediaset

Il 25 aprile saremo in 460 punti in tutta Italia e in città su 5 continenti.

Coraggio!”
Beppe Grillo

Alitalia


LA STORIA NON SI CANCELLA


LA STORIA NON SI CANCELLA

25 aprile: cosa c'è da revisionare?


di Andrea Camilleri

Un senatore, persona assai vicina al presidente Berlusconi, poco prima del voto, ha dichiarato che si sarebbe adoperato perché, nei libri di storia, almeno in quelli a uso scolastico, il «mito» del 25 aprile, cioè della Liberazione, venisse opportunamente ridimensionato.

Non è il primo e, certamente, non sarà l’ultimo a manifestare questo proposito. Che equivale, esattamente, a voler ridimensionare il Risorgimento. Il Risorgimento non è un mito, ma un fatto, come lo sono la Resistenza e la Liberazione.

Gli eventi storici che portarono alla Resistenza sono così semplici da essere assolutamente incontrovertibili, non possono essere né revisionati (la Storia non è un’automobile alla quale rilasciare tagliandi di validità a scadenze stabilite) né ridimensionati. Dopo l’ignominiosa fuga del re e di Badoglio da Roma, gli italiani e le forze armate italiane furono abbandonate a se stesse e il nostro paese venne militarmente occupato dai soldati di Hitler. Allora furono in molti a ribellarsi a questa occupazione diventando partigiani, combattenti per liberare la Patria dallo straniero.

Si trovarono fianco a fianco comunisti, socialisti, cattolici, liberali, uomini del partito d’azione, ufficiali dell’esercito, graduati, soldati, senza partito, reduci dai vari fronti.

Fu un movimento del tutto spontaneo e popolare. Solo dopo, solo quando il fantoccio Mussolini creò la Repubblica di Salò, la guerra di Liberazione divenne anche lotta contro i repubblichini che avevano così entusiasticamente affiancato i nazisti, autori d'innumerevoli stragi contro la popolazione inerme.

Non si trattò di una guerra civile, come affermano alcuni storici, e se lo fu in parte questo avvenne come conseguenza dell’intervento dei fascisti. I partigiani hanno segnato una pagina gloriosa della nostra storia. Hanno permesso che l’Italia si riscattasse dalle colpe del fascismo, prime tra tutte le leggi razziali, e riacquistasse la sua dignità di nazione. Hanno fatto sì che nascesse uno Stato democratico, hanno fatto sì che si potesse scrivere una Costituzione alla stesura della quale hanno contribuito tutti i rappresentanti delle diverse volontà popolari.

Hanno fatto rinascere l’Italia. Che c’è da revisionare?

Testo scritto per la rivista «Il Salvagente»

Forze dell’Ordine contro pugni al cielo


Le priorità della destra al potere: «Negare la festa del 25 aprile

Prima il sindaco di Alghero di Forza Italia che vieta Bella Ciao, poi il giornale di Berlusconi parte l'attacco contro la festa della Liberazione. Altri segnali: il sindaco di Milano Letizia Moratti non parteciperà alla ricorrenza e Gustavo Selva (Pdl) chiede l'abolizione del 25 aprile come festa nazionale.

Il manifesto unitario promosso dall'Anpi
Difendiamo i valori di libertà e giustizia, solidarietà e pace che hanno animato la lotta di Liberazione e sui quali si fonda la Costituzione della Repubblica
Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i principi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l'uguaglianza, la giustizia, la democrazia.
Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila tra cittadini e lavoratori deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione.
Da quella lotta che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione.
Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò di snaturarne la sostanza e i valori.
Ma a sessant'anni dal 1° gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l'Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento.
Permangono, d'altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i "repubblichini", sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Un modo per intaccare le ragioni fondanti della nostra Repubblica.
Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE assume il valore di una ricorrenza non formale.
Nel ricordo dei Caduti ci rivolgiamo ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.Il 25 aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.

Il sindaco a “Il Giornale”: Forze dell’Ordine contro pugni al cielo

Il sindaco a “Il Giornale”: Forze dell’Ordine contro pugni al cielo
Interverranno se ci saranno gli estremi della provocazione
ALGHERO - Se qualcuno nel corteo intonerà “Bella Ciao” non succederà assolutamente nulla, «a meno che non ci sia qualche estremista di sinistra che cominci ad alzare i pugni al cielo. Ma non sarò io a giudicare, se ci saranno gli estremi della provocazione interverranno le forze dell’ordine». E’ quanto avrebbe dichiarato Il Sindaco di Alghero, Marco Tedde, in un’intervista rilasciata a “Il Giornale”, e pubblicata questa mattina in un articolo dal titolo “Io, il sindaco che ha vietato Bella Ciao”. Il divieto imposto alla manifestazioni del 25 aprile di Alghero sta scatenando un putiferio. «E’ un putiferio creato ad arte –ribadisce Marco Tedde nell’intervista- visto che quest’anno non c’è assolutamente nessuna novità rispetto al passato. La scelta del cerimoniale del nostro Comune, che io come Fi prima e come Pdl adesso guido dal 2002, di togliere questa canzone risale a quattro anni fa. Il fatto è che oggi c’è un deputato del Pdci non rieletto, Elias Vacca, che va in cerca di visibilità. Ecco perché il caso si è scatenato ora». Il sindaco di Alghero ricorda ancora il cerimoniale «prevede che si suoni soltanto l’Inno di Mameli –sottolinea Tedde- perché solo l’inno nazionale è adatto a rappresentare il significato di questa ricorrenza. Dopo il 2003 abbiamo deciso di dare maggiore solennità alla Festa della Liberazione. Alla nostra manifestazione partecipano tutti, i reduci, le associazioni partigiane, persino gli agenti segreti che di solito non vanno da nessuna parte... C’è un corteo ufficiale della città che, accompagnato dalla banda, si ferma per deporre corone d’alloro dove ci sono lapidi che ricordano i caduti. Spero che quest’anno non ci siano problemi, così com’è stato sinora».

mercoledì 23 aprile 2008

Questo è il colmo!!!!

Padania terrona.
«Ognuno ha il suo Sud. Da quando nel 2003 si sono aperte le frontiere, noi del Canton Ticino siamo stati sommersi dai frontalieri. Il problema sono i romeni ma pure i comaschi che vengono qui a lavorare, non li controlla nessuno, si fanno pagare meno del dovuto, portano via lavoro ai ticinesi e riportano in Italia valuta»

Giuliano “Nano” Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi La Stampa 22 aprile

(Ringrazio Fabio56 per avermi inviato gli articoli che ho inserito nei miei ultimi due post)

Lega, come ti cucino il Cavaliere

Bossi-Berlusconi, la bollitura è cominciata e chissà quando finirà. Facciamo un passo indietro, a domenica scorsa, al termine di una riunione ad Arcore per la formazione del nuovo governo. Dice il Senatùr raggiante: “E’ andata. Io alle Riforme, Calderoli vicepremier, Maroni al Viminale, Luca Zaia al ministero dell’Agricoltura”.
Facciamo un passo avanti e andiamo a lunedì. Il giorno dopo la trionfale dichiarazione di Bossi, il Cavaliere, forse un po’ scocciato, riprende le redini del discorso tanto per far capire che a comandare è lui e frena gli entusiasmi leghisti: “Nulla è ancora deciso. Ci saranno sorprese, stiamo sentendo tutti. Tutto si concluderà quando avrò l’intero panorama chiaro”.
Ancora un passo e arriviamo a martedì quando Bossi sembra voler far capire a chi fa finta di non aver capito che le famose sorprese non riguarderanno certo la Lega. La squadra, sottolinea il Senatùr, sarà quella già annunciata domenica. Con semmai una piccola aggiunta: un ruolo di viceministro alle Infrastrutture per Roberto Castelli, capogruppo uscente al Senato. “Castelli - dice - lo mettiamo lì per le infrastrutture per le strade del Nord“. E per dare un po’ più di forza alle parole aggiunge: “Andando al Viminale oltretutto facciamo un piacere a Berlusconi perché chi dei suoi è in grado di affrontare i problemi della sicurezza e dell’espulsione dei clandestini? Ci vuole uno con le palle e Maroni lo è”.
Nessuna replica da parte del Cavaliere e fine dei primi atti preparatori del nuovo governo che dovrebbe vedere la luce, secondo Paolo Bonaiuti (portavoce di Berlusconi e ministro in pectore ai beni Culturali) fra il 5 e il 12 maggio, dopo le rituali consultazioni del presidente Napolitano.
Ecco fatto, dunque. Chi temeva lo strapotere della Lega nel nuovo governo del Cavaliere è servito, chi invece era tranquillo su quel fronte è stato prontamente (e speriamo solo momentaneamente) smentito. La Lega ha già cominciato a far sentire il suo peso, ha già cominciato a ricordare ai distratti che alle elezioni del 13 aprile è stata determinante per la vittoria del centrodestra. E ora vuol riscuotere.
Il giorno dopo i risultati quasi tutti gli analisti commentavano soddisfatti la nascita del nuovo bipolarismo e la scomparsa di quei “nanetti” che per anni con le loro infime percentuali erano stati determinanti in nascite, cadute e resurrezioni di governi vari. E giù fiumi di parole. Non si erano accorti, però, quegli analisti, che sì non c’erano più i “nanetti” ma si erano irrobustiti dei partiti che, a destra o a sinistra, potevano essere determinanti per un governo. Appunto la Lega di Bossi approdata ad un incredibile otto e più per cento e l’Idv di Di Pietro forte di un quattro e più per cento. Di Pietro buono per fare opposizione, la Lega determinante per governare. Ed è così che il Pdl, col suo 37-38 per cento di voti si ritrova prigioniero (la parola ostaggio non piace a Bossi) di un partito che ha come media nazionale l’otto per cento o poco più. Verrebbe da dire prigioniero di un “nanetto” parecchio cresciuto o se preferite di un “gigantino” sempre molto più piccolo però rispetto al principale partito della coalizione. Questa è la situazione. Berlusconi si può mettere l’animo in pace e darsi da fare per accontentare il Senatùr. Quando si sarà stancato della situazione potrà pensare con calma a fare una nuova legge elettorale d’accordo col centrosinistra. Per eliminare una volta per tutte “nanetti” o “gigantini”. Comunque sempre politicamente perfidi.

Fonte

martedì 22 aprile 2008

Totò Cuffaro contro Giovanni Falcone al Maurizio Costanzo Show



Giovanni Falcone(ancora vivo) durante il Maurizio Costanzo Show viene aggredito e accusato verbalmente da un sconosciuto politico democristiano che diventerà Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro.

CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO,

Roberto Saviano ad Anno Zero: Viaggio al centro di Gomorra

Giovedì 24 Aprile, Roberto Saviano sarà ospite di Michele Santoro ad Anno Zero (RaiDue), il tema della puntata è incentrato sugli affari del clan dei casalesi.

Associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estorsione, detenzione di armi. Con queste accuse sono finiti in carcere cinquanta affiliati al clan dei Casalesi, la fortissima organizzazione camorristica che tiene in pugno l'agro aversano e che ha avuto per anni come leader indiscusso il sanguinario Francesco Schiavone, detto Sandokan, ora in carcere. In questi anni i Casalesi si sono distinti per la loro capacità di coniugare attività criminali tipicamente mafiose, con un innovativo talento imprenditoriale. Con questo "terziario" mafioso, documentato dallo scrittore campano Roberto Saviano, i Casalesi hanno indossato la maschera degli imprenditori ed allungato i loro tentacoli finanziari in numerose zone e attività del Nord Italia, dell'Europa, delle economie emergenti. Ma che percezione si ha della Camorra, nelle zone che i clan tengono strette in pugno? E la politica è ancora interessata ad impegnarsi nella lotta contro la mafia? Con un reportage dalla città di Casal di Principe, epicentro del feroce potere Casalese, la prossima puntata di Annozero parlerà del "Sistema" messo in piedi dalla Camorra, del suo strapotere e della sua ferocia, della capacità dei boss di trasformare i proventi delle loro attività criminali in anonimi e redditizi investimenti finanziari.

lunedì 21 aprile 2008

25 aprile: per una nuova Liberazione - dal blog di Antonio Di Pietro

Il 25 aprile sarò a Milano, alle ore 11:00 in Largo Cairoli, per firmare i tre referendum promossi da Beppe Grillo per una libera informazione.
L’Italia dei Valori si mobilita in quella che riteniamo sia un’altra battaglia politica importante per assicurare al cittadino il diritto ad essere ben informato, a ben informare e informarsi come la Carta Costituzionale vorrebbe e, in Italia, non è.
Di seguito il testo di una mia dichiarazione sull’iniziativa.
"Passato il momento elettorale, noi dell’Italia dei Valori, ed io personalmente vogliamo continuare a portare il nostro contributo in difesa della legalità, della trasparenza, e in questo caso, della trasparenza, indipendenza e pluralità dell’informazione.
Il 25 aprile ci sarà il Vday, promosso da Beppe Grillo. Molti dicono che questo è un atto di antipolitica: niente di più sciocco, perché non c’è niente di più politicamente corretto che quello dei cittadini, semplici cittadini, che nello stesso giorno, ad una stessa ora, si recano e si mettono insieme davanti a dei banchetti per raccogliere firme per abrogare una legge che ritengono incostituzionale o comunque che abbia fatto il suo tempo, o per presentare una legge d’iniziativa popolare. L’istituto del referendum e l’istituto delle leggi d’iniziativa popolare sono voluti e garantiti dalla Costituzione, e chi lo porta avanti non fa un atto di antipolitica, ma di vera politica. L’antipolitica è quella di chi va nelle istituzioni per farla franca, altrimenti dovrebbe andare in qualche carcere, è quella di chi da dell’eroe ai mafiosi e di chi si candida per trovare un posto al sole per se e i suoi cari.
Detto questo, il 25 aprile si raccolgono le firme per avere un’informazione più libera, indipendente e trasparente. Eliminare i finanziamenti pubblici all’editoria, perché c’è uno spreco enorme di quasi un miliardo di euro, e soprattutto perché poi, di fatto, l’informazione viene controllata dai sistemi dei partiti e dal sistema dei poteri forti. Vogliamo eliminare l’albo dei giornalisti, perché da che mondo è mondo non ha senso che per scrivere, parlare e far conoscere le proprie idee bisogna essere iscritti ad un albo e rispettare gli organismi della corporazione con la logica del “se stai nel giro buono vieni ammesso a poter parlare, altrimenti no”. Ma questa non è democrazia e non lo dico io, ma lo dicevano, come ha ricordato anche Beppe Grillo, Enaudi e Berlinguer. Questa legge che prevede l’ordine dei giornalisti è ormai antiquata, fuori tempo e fuori luogo, anche perché emanata a suo tempo da Mussolini con ben altro intento: mettere sotto tutela i giornalisti e la libera informazione.
Infine, vogliamo eliminare la legge Gasparri, perché tanto, ora che ha vinto Berlusconi, nonostante la Corte di Giustizia Europea ha già condannato l’Italia sulla legge che si è fatto per l’assegnazione delle frequenze televisive, nonostante la Corte Costituzionale ha ribadito che questa legge è incostituzionale, state pur certi che con questo governo e con questa maggioranza la legge Gasparri non sarà abolita, ma sarà modificata opportunamente per rendere legittimo quello che è illegittimo. E’ meglio cancellarla totalmente questa legge prima ancora che ci mettano il sigillo di una pretesa legalità.
Queste tre attività sono le prime uscite dell’Italia dei Valori post elezioni, perché riteniamo che la politica la si debba fare con i cittadini, tra i cittadini, chiedendo il voto ai cittadini. Le strutture dell’Italia dei Valori metteranno a disposizione dei banchetti per poter autenticare le firme, laddove dovessero mancare, e tutti sono invitati consultando la lista dei comuni in cui verranno allestiti i banchetti attraverso il Blog di Grillo di recarsi a firmare.
Certo, poi bisognerà fare il referendum, ma credo che un passo alla volta dobbiamo portare il nostro Paese verso una democrazia vera e compiuta, ora più che mai."

Visionaria Follia

PROGRAMMA FORUM SOCIALE ANTIMAFIA 2008, TRENTENNALE DELL’OMICIDIO DI PEPPINO

8 MAGGIO

ore 16.30: Accoglienza.

Concentramento presso la stazione ferroviaria Cinisi-Terrasini e Casa Memoria (C.so Umberto I, 220)

lettura Appello manifestazione nazionale + documento programmatico Forum sociale

ore 18.00: Il Femminismo

forum di discussione sull’impegno in difesa dei diritti della donna

Ospiti+relatori: Collettivo Femminista M.C., Collettivo Malefemmine-Pa, Novat

ore 21.00:

spettacolo Ciccio Impastato, spettacolo Lucia Sardo


9 MAGGIO Informazione e controinformazione ieri e oggi

ore 10.00:

forum di discussione sulla libera informazione e la comunicazione dal basso

Ospiti+relatori: Radio Onda Rossa, Francesco Catalano - Radio Onda d’urto, Valerio Monteventi - Radio Alice, Roberto Morrione, Giulietto Chiesa

Arrivo nel porto di Terrasini della veleggiata con partenza da Sanremo dedicata a Peppino e Felicia.

ore 17.00: Manifestazione nazionale contro la mafia

corteo da Radio Aut a Casa Memoria Impastato, lungo la via che Peppino percorse la notte tra l’8 e il 9 maggio 2008 quando fu sequestrato ed ucciso.

ore 21.00:

concerto in piazza. Si esibiscono i Tetè de Bois, Ciscovox, Pippo Pollina, Flavio Oreglio


10 MAGGIO Mafia e antimafia dagli anni ’70 ad oggi

ore 10.00:

forum di discussione su mafia e antimafia negli ultimi 30 anni.

Ospiti + relatori: Francesco Forgione-l’attività della Commissione antimafia, Umberto Santino-introduzione, Giuseppe Lumia – la relazione della Commissione antimafia sui beni confiscati, Franca Imbergamo –legislazione e azione giudiziaria, Lirio Abbate – informazione e mafia, Rosario Crocetta – l’azione degli Enti Locali, Pietro Milazzo, Nino Rocca, Tony Pellicane-l’antimafia sociale e la lotta per la casa a Palermo, Enrico Colaianni -l’associazionismo antiracket, Davide Ganci, Rosa La Plena- l’uso sociale dei beni confiscati, Pia Blandano – l’attività nella scuole, Gianluca Faraone – il ruolo delle cooperative di Liberaterra

ore 16.00: continuazione forum

ore 21.00:

Migrantes + Collettivo Musicale Peppino Impastato+Stasi


11 MAGGIO Movimenti alternativi dal ’68 ad oggi

ore 10.00:

forum di discussione sui movimenti di ieri e oggi.

Ospiti+relatori: Guido Viale, Mario Capanna, Vincenzo Miliucci, Piero Bernocchi, Renato Franzitta, Renate Siebert

ore 16.00:

continuazione forum

Ospiti + relatori: No Tav, No Ponte, Comitato verità e giustizia per Genova, No Dal Molin

ore 21.00: Assalti Frontali in concerto

Il programma non è ancora definitivo e può subire variazioni.


V2-day in Sicilia

Dopo esser scesi in piazza per far conoscere la lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”, i MeetUp scendono in piazza per raccogliere le firme che serviranno a presentare i 3 referendum del secondo VDay:


1 ABOLIZIONE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI

2 CANCELLAZIONE DEI TRIBUTI PUBBLICI ALL’EDITORIA

3 ELIMINAZIONE DEL TESTO UNICO GASPARRI


Vieni a firmare nella piazza più vicina a te:

Palermo: h 10- h 20 piazza Castelnuovo

Catania: h 9- h 24 piazza Università

Caltanissetta: h 10- h 24 piazza della Repubblica

Castelbuono: h16 piazza Margherita

Castelvetrano: h 11- h 23 piazzale Efebo

Cerda: h 10- h 23 Piazza La Mantia

Marina di Ragusa: h 15- h 24 piazza Duca degli Abruzzi

Messina: h 9- h23 piazza duomo

San Vito lo Capo: h 10- h 19 piazza Santuario

Siracusa: h 8- h 23 tempio d’Apollo-Ortigia


FONTE

Sonia Alfano ad Exit

Sonia sarà presente questa sera alla trasmissione Exit di La7 alle ore 21.10

La puntata si apre con l’inchiesta intitolata “Il segreto dell’urna”: la trionfale campagna elettorale di Raffele Lombardo in Sicilia, tra metodi democristiani e finalità leghiste.

Il secondo tema sarà “Parlante o perdente ?”. Abbiamo seguito passo dopo passo la campagna elettorale di Beppe zioni in Sicilia,Grillo, pzioni in Sicilia,er capire in che modo ha influito sul risultato elettorale.

FONTE

domenica 20 aprile 2008

L'imparzialità di Riotta

No all'informazione imbavagliata


Proibita Bella Ciao - Dal blog di Rita Pani

(ANSA) - ALGHERO, 19 APR – “Bella ciao” non sarà suonata ad Alghero per il 25 Aprile. Lo ha deciso il sindaco marco tedde (Fi) per non alimentare ulteriori divisioni. Il primo cittadino ha infatti chiesto alla Banda musicale cittadina di non eseguire il brano, da sempre uno degli inni-simbolo della Resistenza. La decisione ha scatenato le proteste del Pdci con l'immediata replica del deputato Elias Vacca che ha inviato una nota al sindaco sostenendo che “Bella Ciao” divide sì ma i fascisti dagli antifascisti.

E a noi toccherà cantare, in ogni strada, in ogni piazza, dentro le mura di casa nostra, al volante della nostra auto, e persino sotto la doccia. Bella Ciao, dovrà risuonare da ogni finestra, su ogni sito web, da ogni radio.

Perché bisogna dirlo chiaro, che non ci staremo a perdere davvero la libertà (quella vera e non quella presunta).

Abbiamo il dovere morale di difenderci, abbiamo il dovere di urlare una volta ancora: “NO PASARAN”.

Dobbiamo convincerci, prima che la televisione inizia ad insegnare il contrario, che spetterà a noi e solo a noi, fare in modo di fermare la deriva fascista nella quale rischiamo d’esser trascinati.

Notiziole come quella riportata, nascoste nella banale cronaca regionale, non sono altro che prove tecniche di censura e regime, che inevitabilmente il governo di destra destra, attuerà.

Sono cose importanti, che vanno sì denunciate ma anche e soprattutto combattute con piccoli gesti che sappiano liberare l’aria da qualunque dubbio. Noi ci siamo e noi resisteremo.

Non serve essere comunisti per essere civili e dignitosi.

Rita Pani (APOLIDE)

Fonte

Un grande Bagaglino culturale - dal blog di Marco Travaglio



Ora d'aria
l'Unità, 19 aprile 2008


Mentre i migliori analisti ed editorialisti del bigoncio continuano a spacciare la favola del Berlusconi “trasformato”, dello “statista che vuol passare alla Storia” con la “rivoluzione liberale” senza ricadere negli “errori del passato”, lui riparte esattamente da dov’era partito nel 1994 (la rissa con Bossi per il ministero dell’Interno è un pezzo di repertorio di 14 anni fa) e da dov’era arrivato nel 2006. In attesa di trasferirsi a Napoli per risolvere da par suo l’emergenza rifiuti, ieri e l’altroieri il Cainano era in una della sue ville, la numero sette, quella in Costa Smeralda, con l’amico Putin.

Per sottolineare la gravità della crisi mondiale, ma anche per evidenziare la dura posizione che assumerà il nuovo governo italiano sulle continue violazioni dei diritti umani in Russia, il futuro presidente del Consiglio si è portato dietro la compagnia del Bagaglino. Una ventina di elementi aviotrasportati dal Salone Margherita a Villa Certosa, fra cabarettisti e ballerine, hanno intrattenuto i due statisti – provvidenzialmente sprovvisti delle rispettive consorti - fino a notte fonda. Senza dimenticare una cantatina con Mariano Apicella, peraltro in fase calante. Nei ritagli di tempo, fra una gag, un balletto e un karaoke, s’è parlato anche di Alitalia, che un mese fa lo Statista voleva regalare ai figli e ad Air One (già pronto il nuovo marchio: Pier One), salvo ripiegare due giorni fa su Air France-Klm (“ne parlerò con l’amico Sarkò”) e ieri su Aeroflot.

Intanto a Roma Enrico Letta perdeva tempo con lo zio Gianni a parlare della compagnia di bandiera, mentre il padrone d’Italia giocava più proficuamente con la compagnia del Bagaglino. Col consueto senso dell’opportunità, il Cainano s’è vantato con l’amico Vladimir di aver espulso dal Parlamento “anche gli ultimi comunisti”: il che, detto a un ex ufficiale del Kgb, fa sempre un certo effetto. Poi è passato al suo argomento preferito: la stampa che rema contro e demonizza. Per un giorno non ha citato l’Unità, ma l’ha almeno pensata: “Farei volentieri il cambio tra stampa russa e italiana”. Battuta felicissima, se si pensa che in Russia i giornalisti di opposizione non si limitano a licenziarli con editto bulgaro: li ammazzano proprio. Data l’età e lo scarso equilibrio di cui dà prova, sarebbe opportuno circondare il Cainano di premurose badanti in grado di sedarlo, con discrezione, quando appare un po’ su di giri e si avventura in discorsi pericolosi. Invece è attorniato da servi, per giunta sciocchi, che fanno “sì sì” con la testa a qualunque stronzata.

E’ stato così anche ieri: anziché praticargli sottobanco una punturina, il suo staff l’ha incoraggiato a proseguire. E così si è consumata la tragedia. Una giornalista, ovviamente russa, ha posto una domanda vera a Putin, a proposito del suo possibile divorzio dalla moglie per coltivare la love story con una giovane e avvenente atleta. L’amico Vladimir l’ha gelata con lo sguardo. L’amico Silvio, non abituato a giornalisti che fanno domande, le ha mimato il gesto del mitra. La malcapitata, che ha negli occhi le immagini di Anna Politkowskaja e altri colleghi assassinati dopo aver parlato male di Putin, è rimasta impietrita. Poi è scoppiata in lacrime, temendo che le resti poco da vivere. A quel punto il Cainano l’ha consolata alla sua maniera: “La prossima volta invitiamo anche lei”. Praticamente le ha offerto un posto al Bagaglino. Chissà perchè la presenza di Putin riesce ogni volta a peggiorare la sua già spiccata volgarità verso il genere femminile.

Il 23 aprile 2004 il quotidiano russo “Kommersant” raccontava la visita di Silvio e Vladimir alla fabbrica Merloni di Lipetsk, 400 km. da Mosca: “Berlusconi era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi a un gruppo di operaie. Poi, rivolto a Putin: ’Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella’. Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata, ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia. E ha scosso l’operaia ridendo, quasi volesse buttarla a terra. L’unica cosa che la donna ha potuto fare è stato rifiutarsi di ricambiare i baci. Putin assisteva alla scena immobile, gelido. Pare che non sopporti più i continui scherzi e giochetti pesanti dell’amico Silvio”.

Stavolta, vista anche l’età, è tutto ancor più triste. Meno slancio, più Viagra. E il progressivo trasferimento della nostra diplomazia dalla Farnesina al Salone Margherita viene festosamente accolto dalla stampa italiana al seguito che, per non disturbare, ha improvvisamente smesso di ricordare chi è Putin, che cosa accade ogni giorno sotto il suo terrificante regime con omicidi politici e arresti di oppositori. Oggi, per comprendere la gravità di quel che è accaduto ieri, è consigliabile la lettura dei giornali stranieri.

Fonte

Dal sito di Cisco Belloti ex Modena City Ramblers

Scusate lo sfogo!
Non è passata nemmeno una settimana dalla catastrofe elettorale e già non se ne può più.
Il futuro presidente del consiglio è andato a festeggiare in Sardegna nelle terre espropriate ai pastori, con il suo amichetto Putin e per fare bella figura agli occhi dall’amico, mima simpaticamente di sparare alla giornalista russa che aveva appena chiesto al capo di stato russo di chiarire una questione personale riguardante relazioni private.
Forse il nostro amato Silvio non sa che nella democratica Russia, le giornaliste a volte vengono fatte fuori e un gesto di quel tipo da parte di un capo di stato è a dir poco raccapricciante!
Inoltre il primo vertice di maggioranza s’è concluso con Bosso-li che sbatte la porta e chiede in pratica una revisione interna alla maggioranza!!!Incredibile nemmeno una settimana!!!
Per non parlare poi dei nostri ?!ӣ$%&/ I peggiori!ӣ$%$%
Il PD sta cercando di allargare l’opposizione costruendo alleanze con UDC , mammamia ma non imparano mai nulla, cazzo Mastella non vi ha insegnato niente!!!
La sinistra arcobaleno è implosa, si dice che gli operai sono scappati sono andati tutti nella lega e si controbatte che non è possibile perché gli operai non sono razzisti.
Beh cari miei svegliatevi io sono stato operaio e ho lavorato in fabbrica e vi posso garantire che gli operai sono razzisti e menefreghisti e come tutte le persone profondamente egoisti.
Inoltre io i discorsi sui “maruchein”(meridionali) e i nigher(extracomunitari) li sentivo fare negli anni ottanta con il grande partito comunista ancora intatto e le bandiere rosse appese nei garage dei palazzi, in un quartiere chiamato il Cremlino nella rossa-emilia!
Quindi non c’e’ da stupirsi se poi gli operai del nord, si ritrovano nei valori che esprime la Lega Nord!
Inoltre credo che non se ne possa più di divisioni a sinistra e di vedere Diliberto in ogni rete televisiva a tranquillizzare i pseudo-comunisti che loro ci sono, esistono e non sono scomparsi!
In più con al fianco sempre quel losco figuro di Storace, dando così credito alla destra, come se destra e sinistra fossero la stessa cosa!!
Io sono cresciuto con idee molto diverse pensando che la sinistra dovesse essere la voce degli ultimi di quelli che non hanno modo di farsi sentire, di quelli che vivono fuori dal riflettore, e non di battibeccare nei salotti televisivi su chi è piu’ comunista dell’altro!
Dovrebbe essere scritto nello statuto di un partito di sinistra l’obbligo di stare insieme e di non formare l’ennesimo partito falce e martello per fare la gara a chi è piu’ comunista di te!!!
Siamo la barzelletta d’Europa e non solo per il nostro neo-eletto presidente del consiglio, ma anche perché all’ultime elezioni era la fiera dei partiti comunistini:
considerando Rifondazione comunista, comunisti italiani nella sinistra arcobaleno, aggiungete sinistra critica, partito comunista dei lavoratori e magari altri che ho perso per strada , scusate ma quanti modi di essere comunisti conoscete?
Non siete più credibili.
Ma la cosa che mi fa incazzare più di tutte e questo paragonare la sinistra italiana alla destra che rispolvera continuamente l’ideologia e i simboli del Nazifascismo!!!
Ma esiste ancora in Italia il reato di apologia al Fascismo?
Non capite che partecipare a dibattiti di questi tipi, con questa destra è come legittimare la loro esistenza e svilire i valori per i quali voi siete nati e siete arrivati fino ad oggi !!!
Vi dovreste alzare e uscire dai salotti televisivi o meglio ancora non ci dovreste nemmeno andare, dovreste tornare in fabbrica a sporcarvi le mani di morcia e capire cosa è cambiato in questi anni e chi sono i nuovi operai d’Italia e magari ritornare a fare una politica internazionale come dovrebbe essere e non lo è più.
Vi dovreste confrontare con la gente che lavora che è spinta dalla TV a credere che la sicurezza non esiste più e che ovviamente è tutta colpa dei maruchein, basta guardare un qualsiasi telegiornale o trasmissione del cazzo per capire che c’e’ un vero e proprio disegno politico per fare passare un’idea di insicurezza generale. Vorrei avere i dati sul criminalità e magari ne riparleremmo.
Poveri Pasolini e Berliguer si staranno rivoltando nella tomba.





Dittatura dolce - dal blog di Antonio Di Pietro



Riporto una mia intervista rilasciata al Corriere della Sera sull'attuale situazione politica del nostro Paese.

Antonio Di Pietro: Dicevano che bisognava allontanare dalle istituzioni i cosiddetti giustizialisti e ora invece Berlusconi rilancia strumentalmente il tema della sicurezza. Con la complicità del sistema dell'informazione, che non fa sapere ai cittadini la verità.

Cds: E qual è la verità?
Antonio Di Pietro: Che è stato proprio il Cavaliere dal 2001 al 2006 ad aver creato insicurezza. Agli italiani non importa nulla della separazione delle carriere, chiedono più poliziotti nelle strade, rimpatrio immediato dei clandestini, inasprimento dei reati contro i bambini e le donne.

Cds: Mentre lei sciorina il suo programma, il Pdl accusa l'ex sindaco di Roma.
Antonio Di Pietro: Veltroni non troverà in me un esponente critico, è stato un buon sindaco per la sua città e un riformista coraggioso per la coalizione. Noi siamo il partito del fare, il Pdl è quello delle parole. Bisogna ridurre da tre a due i gradi di giudizio e varare una legge di una riga per l'esecuzione anticipata della pena, dopo il primo grado di giudizio, per i reati più gravi.

Cds: Consigli a Berlusconi, visto che siete all'opposizione.
Antonio Di Pietro: Non per questo rinuncio alle mie battaglie. Col suo conflitto di interessi, il controllo globale dell'informazione e la sua idea di giustizia Berlusconi è un pericolo. Il suo ritorno è l'avvento della dittatura dolce, vuol riformare la legge sulla par condicio e andare alla resa dei conti con la magistratura. La sua politica si basa sul libero arbitrio, dando dell'eroe a Mangano ha rivalutato la classe mafiosa. Tocca a noi aprire gli occhi ai cittadini.

Cds: Anche se Veltroni decidesse di dialogare con Berlusconi sulle riforme?
Antonio Di Pietro: Noi non potremmo mai offrire fiducia al governo Berlusconi. Già due volte ha detto che dialogava sulle riforme e si è sporcato le mani. Se la magistratura non si adegua lui la porta dallo psichiatra? Bene, per me il dialogo si è fermato lì.

Cds: Si dice che non voglia fare il gruppo unico col Pd perché da sola l'Idv ottiene cinque milioni di rimborsi in più.
Antonio Di Pietro: È squalificante e riduttivo, i soldi non vanno a noi ma all'attività del gruppo. Io ho detto che siamo pronti a unirci in Parlamento sulla base del programma, però una annessione non giova a Veltroni. La verità è che c'è una parte del Pd che vede come una liberazione la possibilità che il gruppo unico non si faccia.

Cds: Marini? D'Alema? Parisi?
Antonio Di Pietro: Vedo due anime, una isolazionista e l'altra aperta a una nuova alleanza. Noi siamo disposti a costruirla da subito con un percorso costituente che può arrivare fino al partito unico, però non devono chiuderci le porte. Se il gruppo non si fa subito perché hanno bisogno di chiarirsi le idee noi gli diamo il tempo ma loro devono darci i ruoli che ci spettano, nel governo ombra e in Parlamento.

Cds: Quali e quanti posti, ministro?
Antonio Di Pietro: Se Veltroni intende riservarci un angolino in un cassetto, tipo usa e getta, fa un dispetto a tutti quegli italiani che hanno visto nell'Idv una possibilità di riscatto. Isolarci sarebbe un grave errore, come lo è stato l'ostracismo in campagna elettorale.

Cds: Veltroni disse che non vedeva bene per lei il ministero della Giustizia. Aspira a farlo almeno nel governo ombra?
Antonio Di Pietro: Dagli incarichi che ci verranno affidati capiremo quale dialogo Veltroni vuole aprire con noi. Ci sono ruoli che spettano all'opposizione, a cominciare dalla presidenza degli istituti di vigilanza.

Cds: È disposto ad allearsi con l'Udc, come piacerebbe a D'Alema?
Antonio Di Pietro: Se Casini sottoscrive un impegno formale a non candidare persone condannate allora sì. L'alleanza bisogna allargarla ai moderati e ai cattolici o abbiamo perso in partenza.

Cds: L'Idv è la Lega del Pd?
Antonio Di Pietro: Con tutto il rispetto per gli elettori della Lega, il partito di Bossi è una lista civica che porta avanti i meri interessi di un territorio, noi invece siamo radicati da Mondovì a Canicattì».

Cds: E l'attacco di Montezemolo al sindacato?
Antonio Di Pietro: La diagnosi è condivisibile, l'operaio non si sente rappresentato da questa classe dirigente sindacale. Ma una cosa è portare in ospedale un malato e un'altra è affidarlo per le cure a Dracula.

Fonte

Berlusconi, pronto un nuovo editto bulgaro contro Santoro e Travaglio

Berlusconi fa il gesto del mitra contro cronista russa!

sabato 19 aprile 2008

Non ci resta che piangere

L'Economist contro Berlusconi: "Il ritorno del buffone"

L'attacco del prestigioso settimanale britannico al leader del Pdl: "Si lascia andare a battute pesanti in tempi di crisi economica" . E lo definisce: "Inadatto a governare"

Roma, 11 apr. - (Adnkronos/Ign) - "Il ritorno del buffone". Si intitola così l'articolo che l'Economist dedica a Silvio Berlusconi, dove viene definito"inadatto a governare". "I rischi maggiori per il Cavaliere sono di sua creazione", scrive il settimanale britannico riferendosi alle barzellette che il leader del Pdl ama raccontare."Per le dieci settimane seguite alla caduta del governo di Romano Prodi il 24 gennaio scorso, il politico-tycoon non è riuscito a tenersi per sé le battute più assurde".

Dall'inizio della campagna elettorale, osserva il settimanale,"con gli indicatori economici in rapido peggioramento pochi italiani hanno voglia di scherzare". Per l'Economist si tratta inoltre di battute poco azzeccate. "La maggior parte dellefacezie sono sciocche(come quella per cui parla latino abbastanza bene da poter pranzare con Giulio Cesare) o sessiste in un modo che non lo può danneggiare (le donne di destra sono più belle di quelle di sinistra)".

D'altra parte "il lato più sinistro è riemerso l'8 aprile scorso, quando ha detto che i procuratori come quelli che lo hanno perseguito sin dagli anni Novanta dovrebbero essere sottoposti a test sulla sanità mentale". Secondo "un'interpretazione, difficilmente rassicurante, Berlusconi avrebbe così cercato di distogliere l'attenzione da un'affermazione anche più allarmente di Umberto Bossi" ossia quella di imbracciare i fucili contro chi ha stampato le schede elettorali. Schede che, riferisce l'Economist, sarebbero "un prodotto della cosiddetta 'porcata' di Roberto Calderoli. E quella legge potrebbe colpire lo stesso Berlusconi, chiosa il giornale, che potrebbe trovarsi a guidare "un governo altrettanto instabile" come quello di Romano Prodi.

Fonte

V2-day

Dovere civico

Ecco il VOSTRO nuovo premier...perchè il mio di certo non lo è...

Il mio paese, la mia Italia, non può avere un PREGIUDICATO MAFIOSO come capo del governo!!

Accusato di:
  1. corruzione sul lodo Mondadori;
  2. Caso All Iberian: 1,23 miliardi di lire in tangenti al PSI di Craxi;
  3. Caso Lentini: falso in bilancio;
  4. Caso All Iberian 2: assolto poichè il reato non fu più previsto dalla legge in seguito alle riforme del secondo governo Berlusconi;
  5. Consolidato Finivest;
  6. Spartizione pubblicitaria Rai - Finivest;
  7. Traffico di droga
  8. Falso in bilancio, FRODE fiscale, appropriazione indebita sui DIRITTI TELEVISIVI;
  9. Mazzette a David Mills, CORRUZIONE GIUDIZIARIA;
  10. Falsa testimonianza sul caso P2;
  11. Indagato come MANDANTE insieme a Dell'Utri delle stragi del 1992/1993 contro Maurizio Costanzo, PAOLO BORSELLINO e GIOVANNI FALCONE;
  12. Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo;


Un CRIMINALE non può essere PREMIER!!!!!!
Il mio paese non può essere governato da un uomo che possiede:
  • Medusa Cinema
  • Mediaset
  • AC Milan
  • Mediolanum Banca
  • Mondadori
  • Blockbuster
  • il quotidiano 'Libero'
  • il quotidiano 'Il Giornale'
Non può un premier controllare le fonti d'informazione NAZIONALI!
Non può un premier, attraverso le leggi AD PERSONAM, evitare un processo giudiziario ed ARRICCHIRSI.
Non può un premier essere associato ad un partito INDEGNO chiamato LEGA NORD, il quale considera i concittadini del Sud come FECCIA, e che in un' altra nazione d'Europa verrebbe immediatamente eliminato (dato che di fonda su principi fascio-razziste!).


QUESTO VECCHIO NON PUO' ESSERE IL MIO PREMIER!!!!






SE NEMMENO TU FAI PARTE DI QUESTA FOLLA DI IGNORANTI...

Allora fa girare questa mail, e fa che qualcuno CAPISCA che tipo di MERDA l'Italia ha al governo!